– Dacia Maraini
«Al primo sguardo questi affascinanti ritratti di Maya Kokocinski sembrano delle fotografie ritoccate con l’aiuto di una intelligenza artificiale sbizzarrita.
Ma quando soffermiamo lo sguardo sulle facce dipinte notiamo una muta e silenziosa domanda.
Sembrano chiedersi con voce muta: chi sono e dove vado?
C’è una domanda interiore che spunta fra le eleganze e le straordinarie decorazioni che accompagnano quei corpi e quelle facce.
Come se i volti, messi così in evidenza, fossero in bilico fra uno stato di presenza e di assenza, in una sospensione interiore che crea inquietudine a chi osserva.
Ma è proprio quello che deve fare l’arte: creare inquietudine, porre domande, sondare l’invisibile dietro il visibile.
Serpenti, spade, conchiglie, bandiere, gorgiere, ricami, gioielli, parrucche, stemmi, lamine d’oro: un universo simbolico che accompagna e amplifica la forza poetica e misteriosa di questi ritratti.»
– Oliviero Toscani
Maya Kokocinski mi ha inviato le sue immagini via Internet e il contrasto mi è parso subito avvincente. Non bisogna pensare che certe immagini non siano “moderne” perché non vengono prodotte usando le nuove tecnologie.
Il grande equivoco di questi anni riguarda, in effetti, proprio il concetto di modernità. Si crede di essere moderni quanto più si è partecipi della pseudo collettività multimediale. Invece dei soliti esercizi al computer, quelli di Maya sono quadri di qualcuno che sa dipingere, che conosce il metodo artigianale dell’impastare i colori e di muovere il pennello sulla tela. Ritratti che richiamano alla memoria la pittura antica e che, proprio per questo, appaiono così moderni nel deserto dei segni di un’arte che reclama troppo spesso l’impotenza espressiva per giustificare l’assenza di tecnica.
Che siano arrivati via posta elettronica non fa che confermare una semplice verità: i contenuti dell’arte risiedono tutti fuori dai mezzi che possono, oggi, riprodurre l’arte stessa. Chi ancora perpetua l’equivoco e confonde le acque, illudendo e illudendosi che l’arte possa albergare in un computer, non è un artista. C’è molto della condizione femminile di oggi nei quadri di Maya che scavano in ciò che le donne sono, più che in quello che vorrebbero essere o sembrare.
Per questo alcuni volti sembrano volti antichi, con la bellezza incontaminata di chi contida nella propria forza interiore e, senza preoccuparsi di apparire bello, diventa archetipo di bellezza.
L’originalità di Maya Kokocinski sta tutta nell’umiltà dello studio della storia dell’arte e nell’arroganza (ma è un’arroganza buona) del restituire un segno “antico” con un gesto contemporaneo. I suoi dipinti sono belli e parlano alla nostra intelligenza con il linguaggio concreto della materia e del pensiero organizzati, lo si intuisce, da una disciplina di lavoro che non può non essere disciplina di vita.
